Custodito nella torre di Rigobello di Ferrara, nel Palazzo Ducale di Modena, e infine nel Palazzo dei Musei, il fondo manoscritto estense costituisce una straordinaria espressione degli interessi culturali e collezionistici dei principi e della corte, oggetto di studio e di ammirazione da sempre, vero monumento alla gloria del casato. Le raccolte acquisite in epoca preunitaria, attraverso gli acquisti e le Soppressioni, rappresentano degno complemento al primo nucleo di codici latini, volgari, spagnoli, francesi, e dotta cornice agli splendidi codici miniati, della fama della Bibbia di Borso, del Breviario di Ercole I d’Este, del codice De Spahera. Gli ingressi di fine Ottocento riflettono gli interessi letterari, artistici e scientifici di una società in evoluzione, dall’Ancien Régime all’età contemporanea, di cui la società modenese è sensibilmente partecipe con i suoi protagonisti, basti pensare al deposito della straordinaria raccolta di Giuseppe Campori.

Del Novecento restano memorabili gli ingressi degli archivi di Lodovico Antonio Muratori, Giovan Battista Amici, Arsenio Crespellani, Giulio Bertoni, Angelo Fortunato Formiggini, Antonio Delfini. Tra gli acquisti più recenti sono la raccolta Falcò Pio di Savoia, con manoscritti rarissimi della drammatica spagnola, il deposito Forni, di grande interesse per la storia locale, e la raccolta Giuseppe Franchini, di argomento medico.

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