Il fondo musicale nasce con la Libreria ducale, nella fase ferrarese, dalla fine del Trecento, fino a metà Cinquecento, rappresentato dai codici per l’uso di cappella o della camera di musica, spesso per l’esecuzione del “concerto delle dame”. Nel Seicento, alla corte modenese, si assiste all’accoglimento di nuovi generi e forme, ovvero melodramma, oratori e cantate, sotto l’impulso culturale di Francesco II, per cui Modena diviene un importante centro musicale, in cui la pratica compositiva è legata all’Accademia dei Dissonanti. Gli esemplari di presentazione sono arricchiti spesso da miniature, fregi, disegni calligrafici, legature preziose, che sottolineano l’importanza dell’oggetto e del destinatario, mentre il materiale finalizzato alla esecuzione riflette i canoni del semplice spartito, sia manoscritto che a stampa. Nel Settecento predominano le composizioni francesi, tedesche, austriache, e le rappresentazioni teatrali. L’Ottocento accoglie la produzione dei libretti operistici, che riflettono la passione per questo genere in città. Oltre al Fondo estense, acquisti lasciti e donazioni hanno arricchito il patrimonio musicale, uno dei più apprezzati dai musicologi e musicisti del mondo.

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