Nuova Opera-en

Stele di Sextus
seconda metà I secolo a.C. pietra d’Istria (Carso) , cm 211; cm 88; cm 31 inv. 7119

Lo storico modenese Ludovico Vedriani, un secolo più tardi (1666-1667), cita il ritrovamento della stele durante scavi condotti il 28 maggio 1552 in via Castel Maraldo, presso l’abitazione di Gian Francesco Ferrante. In età romana l’area corrispondeva a una delle necropoli urbane dislocate lungo le strade che giungevano in città. Nella parte superiore del monumento parallelepipedo si apre una nicchia delimitata da elementi architettonici: qui si affaccia il busto togato del destinatario. La tipologia riprende in forme pseudo architettoniche le stele a edicola con statue di defunti, presenti in età repubblicana nelle necropoli di Roma, Ostia e Pompei, secondo un modello poi diffusosi nel nord Italia. Per questa ragione la rappresentazione del defunto manifesta ancora i due diversi linguaggi figurativi dell’arte urbana e di quella provinciale: il volto, pur privo di caratterizzazione fisiognomica, rimanda al naturalismo tardo ellenistico, mentre il busto è stilizzato secondo moduli provinciali. Il mantello amplificato, la mano sovradimensionata che ne sostiene il lembo, esaltano l’appartenenza del personaggio alla classe dei cittadini romani.

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