Palazzo Ducale

The story of the Palazzo goes back in time, probably dating back to the time of Matilde of Tuscany. During the thirteenth century, it was recorded as part of the Della Rosa fiefdom until the Este conquest of 1373. It was the Marquis (and later Duke) of Ferrara himself, Borso d’Este, who initiated the works to convert the Palazzo from a fortified manor into a court residence which included the frescoes by Agnolo and Bartolomeo degli Erri, now lost. For the whole of the sixteenth century the building was in the possession of the Pio di Carpi family with work carried out by artists such as Nicolò dell’Abate (in the lost Appartamento di Orlando) and Domenico Carnevali (whose frescoes in the Camera della Cancelleria only survive in fragments). The castle eventually returned once again into the Este’s possession and became a strategic seat for Francesco I d’Este’s new approach to politics. After the House of Este moved its capital from Ferrara to Modena, Francesco I converted the residence in Sassuolo into a Baroque palace whilst simultaneously transforming the Este castle in Modena into the colossal urban Palazzo Ducale. Under the team of artists amassed by the Duke, the Palazzo’s environment was transformed and re-orientated towards natural light and views of the foothills: the corner towers were made into panoramic terraces; the courtyard became a theatrical space populated with gigantesque river god designed by Gian Lorenzo Bernini and Antonio Raggi; and an arcade of three staggered archways gave the illusion of symmetry on the building’s new Baroque façade, opening it up towards the town. Bartolomeo Avanzini and scenographer Gaspare Vigarani designed bizarre creations such as the fish pond (the “Fontanazzo” adjacent to the piazza) whilst sculptors and plasterers such as Lattanzio Maschio, Luca Colombi and Giovanni Lazzoni worked to produce sculptures for the atrium, Scalone d’Onore and Appartamento Stuccato. 

Le origini dell’edificio si perdono nella leggenda e risalgono probabilmente al tempo di Matilde di Canossa. Nel XIII secolo è documentato come feudo della famiglia Della Rosa, fino alla conquista degli Este (1373): sarà proprio il marchese di Ferrara (poi duca) Borso d’Este a promuovere i primi lavori di conversione del maniero fortificato in residenza di corte, di cui si ricordano i perduti affreschi commissionati ad Agnolo e Bartolomeo degli Erri. Per tutto il Cinquecento, a seguito di una permuta di territori, l’edificio è dominio dei Pio di Carpi e vi lavorano artisti come Nicolò dell’Abate (nel perduto Appartamento di Orlando) e Domenico Carnevali (di cui sopravvivono lacerti di affreschi nella Camera della Cancelleria). Tornato possesso del Ducato estense, che nel frattempo aveva trasferito la capitale da Ferrara a Modena, il castello diviene una sede strategica per la nuova politica promossa da Francesco I d’Este, che ne attua la conversione in reggia barocca in parallelo alla trasformazione del castello estense di Modena nel colossale Palazzo Ducale di città.

La squadra di artisti chiamati a lavorare dal duca opera una totale reinterpretazione degli ambienti in chiave di apertura alla luce e al paesaggio pedecollinare: le torri angolari vengono trasformate in terrazze panoramiche e la corte interna in uno spazio scenografico abitato dalla gigantesca divinità fluviale disegnata da Gian Lorenzo Bernini e Antonio Raggi, e aperto verso il borgo di Sassuolo attraverso arcate a tre fornici sfalsati che danno illusione di simmetria alla nuova facciata barocca dell’edificio. Sotto la direzione dell’architetto Avanzini e dello scenografo Gaspare Vigarani nascono invenzioni bizzarre come la Peschiera (il “Fontanazzo”) adiacente la piazza, e lavorano plasticatori e stuccatori come Lattanzio Maschio, Luca Colombi, Giovanni Lazzoni, che danno forma alle sculture dell’atrio, allo Scalone d’onore, all’Appartamento stuccato. Ma è la squadra dei pittori chiamati da Francesco I a raggiungere gli esiti più complessi e raffinati. Il Salone delle Guardie a doppia altezza è una superba macchina illusionistica inventata da due dei massimi specialisti italiani, Agostino Mitelli e Angelo Michele Colonna, per celebrare il mecenatismo degli Este nel campo delle arti, della letteratura, della musica e della storiografia. La Galleria di Bacco è un ambiente unico, decorato da quadraturisti (Gian Giacomo Monti e Baldassarre Bianchi) e specialisti di natura morta (Pier Francesco e Carlo Cittadini) per ospitare l’eccezionale ciclo di storie di Bacco affrescate da Jean Boulanger, il visionario pittore di corte. A Sassuolo Boulanger tocca i vertici della sua poetica, decorando anche gli Appartamenti del Duca e della Duchessa con la sua maniera classicista ricca di echi francesi e nordici, in piena simbiosi con la felice narrazione autocelebrativa della residenza estense.

Il declino del Palazzo inizia con la sua requisizione in epoca napoleonica e quindi la vendita al conte d'Armazit de Sahuguet d’Espagnac, capitolo che segna anche l'inizio della dispersione sul mercato dei suoi arredi e collezioni (a cominciare dai marmi dei "Camerini d’alabastro" di Alfonso I d'Este, celeberrimi capolavori rinascimentali eseguiti da Antonio Lombardo per il Castello di Ferrara, poi a lungo conservati a Sassuolo e oggi finiti pressoché in blocco al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo). Nel 1917 il Palazzo diviene provvisoriamente una caserma, quindi sede della ditta Bellentani di lavorazione carni e insaccati. Tornato in mano pubblica, nel 1941 è destinato a sede sussidiaria della storica Accademia Militare di Modena, fino alla recente consegna al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.


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