Antichità

Collezioni archeologiche: l’amore degli Estensi per l’antichità

Gli interessi "archeologici" nella fase di formazione delle raccolte privilegiano in epoca rinascimentale i documenti epigrafici, gli esemplari numismatici e la glittica (gemme incise e cammei), per estendersi poi nel Cinquecento anche alla scultura con l'acquisto di statue, teste, rilievi, fronti decorati di sarcofagi, oltre alle immancabili serie dei busti degli uomini illustri, dei Dodici Cesari e di altri significativi ritratti di membri delle famiglie imperiali.

Alle passioni antiquarie di Alfonso I e di Alfonso II, e dei cardinali Ippolito I e Ippolito II, si deve un forte impulso alla crescita delle collezioni antiquarie estensi. Tra i pezzi più interessanti raccolti in questo periodo emerge il celebre Spinario, ottima replica del giovane seduto su una roccia intento ad estrarsi una spina dal piede. L'Antichario allestito da Alfonso II d'Este fu arricchito da acquisizioni di opere a soggetto dionisiaco, legate alla figura di Ercole (rimando onomastico ai membri della Casata), o amoroso, con protagonista Venere e gli amorini. Alla passione per le sculture si affianca quella per gemme e cammei, spesso utilizzati come doni di nozze o per scambio.

L'insediamento del ramo austro-estense a Modena nel 1814 e il trionfo del Neoclassicismo fanno rivivere a corte la passione per le antichità: il duca Francesco IV d'Austria d'Este porta un importante medagliere da Vienna e la collezione si arricchisce anche della raccolta archeologica donata dal marchese Tommaso Obizzi e di reperti egizi, attestazioni di artigianato greco, etrusco-italico e romano.

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