Dafne inseguita da Apollo e tramutata in alloro

tintoretto
Jacopo Robusti, detto il Tintoretto Venezia, 1519 – 1594 Olio su tavola , cm 153 x 133 inv. 349

La tavola appartiene a un ciclo di sedici ottagoni raffiguranti le Metamorfosi di Ovidio commissionate al giovane Tintoretto nel 1541 dal conte Vettore Pisani, banchiere veneziano, per decorare il soffitto della camera di Palazzo San Paterniano a Venezia, in occasione del suo matrimonio con Paolina Foscari. Le tavole furono vendute nel 1658 dagli eredi al duca Francesco I d’Este, il quale, utilizzandole con funzioni di arredo per decorare i soffitti della seconda camera del Palazzo Ducale di Modena, ne eliminò due di cui non si hanno più notizie.

Le rimanenti quattordici tavole raffigurano temi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, anche se tratte da una trasposizione in volgare di Nicolò degli Agostini del 1522.

La composizione delle opere trae netta ispirazione dal soffitto decorato da Giulio Romano per Palazzo Te a Mantova, nella sala di Psiche; la stessa impostazione prospettica dal sottoinsù e il disegno compatto confermano la frequentazione della città lombarda da parte del Tintoretto. Negli Ottagoni i personaggi esprimono una particolare teatralità, che è poi la cifra stilistica dell’artista, rivedibile nei gesti, nelle pose e nella luce drammatica, tutti elementi gestiti e sintetizzati magistralmente in uno spazio ristretto. Oltre al caratteristico chiaroscuro, che fa emergere improvvisamente le forme dagli sfondi, è il colore a prevalere sulle tavole: quel colore tonale tipicamente veneto, ma con alcune concessioni al cangiantismo michelangiolesco. L’influsso del grande maestro fiorentino si rivede anche nella tornitura dei corpi, anatomicamente imponenti, e nella loro torsione avvitata, instabile e inquieta.

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