Ceramiche sassolesi: da una collezione privata la storia tra corte e fabbrica.

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Un percorso si aggiunge agli spazi espositivi aperti per narrare la storia tra il complesso ducale e il suo territorio

 

Approfittando di una favorevole congiuntura politica, dopo un periodo di gravi turbolenze militari internazionali, per metter mano alle riforme del proprio Stato, nel 1753 Francesco III d’Este, duca di Modena Reggio e Mirandola, concede ad una Società formata da privati il monopolio (cioè nessun altro poteva fare né importare nel ducato) della produzione e della vendita della “majolica ordinaria” (cioè ceramica ingobbiata) estesa, tre anni dopo, a quella della “majolica fina” (la vera maiolica bianca o decorata). La concessione passa poco dopo a due imprenditori ante litteram - Giovanni Maria Dallari (1711-1791) e al figlio Giovanni, un’eccezionale figura di notaio, ceramista, letterato, poeta e, infine, patriota. Prende così vita una lunga storia che vede protagonisti la corte, un gruppo di privati e il territorio, dove, da quel momento in poi, la ceramica assumerà carattere identitario.

L’identità e l’ingegno sono il fulcro del nuovo percorso espositivo aperto al piano terra del Palazzo ducale di Sassuolo; esposizione che accoglie, in virtù di un importante accordo con le Gallerie Estensi, la collezione già in Villa Vigarani Guastalla, una delle più importanti raccolte private di ceramica sassolese considerata al tempo della sua prima formazione un’esperienza pilota. Raccolta composta da oltre 250 pezzi ora acquisita da Ceramiche Marca Corona che l’ha inserita nel progetto di valorizzazione del patrimonio storico industriale dell’area, avviato, dieci anni fa, con l’apertura di Galleria Marca Corona presso il proprio stabilimento. L’acquisizione di questa considerevole raccolta e la sua collocazione all’interno degli spazi del Palazzo Ducale ha così non solo scongiurato la dispersione di un patrimonio che identifica tutto il distretto di Sassuolo, ma va a completare un percorso ideale tra Corte e Fabbrica, fornendo un’ampia panoramica sulla storia del distretto ceramico e non solo.

Grazie alla presenza della Corte infatti, Sassuolo, già da metà Settecento, diventa non solo il centro ceramico del ducato, ma un vero e proprio polo paleoindustriale che getta le basi di quanto avverrà, con forte cambio di scala, nel Novecento. Un impulso che arriva fino ai giorni nostri con il suo bagaglio di innovazione e di sapere comune.

La collezione si distribuisce in due sale e presenta i manufatti delle tre produzioni che si sono succedute all’interno dello stesso stabilimento in 250 anni, i Dallari, il Ferrari Moreni, i Rubbiani e con essi la piastrella, ed ha voluto mantenere i caratteri per cui fu composta: riunire oggetti presenti in raccolte private usufruendo delle ricerche storiche in corso ed eseguire puntigliosi riscontri formulando anche ipotesi attributive che ne hanno evidenziato innegabili caratteri identitari e un notevole spessore di raffinatezza formale. Tutto ciò ha permesso di dare maggiore identità a produzioni spesso poco conosciute: dunque un luogo di studio, come lo dovrà essere in futuro rilanciando gli studi sull’argomento da alcuni anni poco stimolati.

 

 

Arch. Vincenzo Vandelli (Curatore della collezione - Progettisti Associati)

 

 

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