Guardami! Sono una storia… I due Portaroli di Giacomo Ceruti

Ceruti Portarolo seduto con cesta a tracolla uova e pollame 2

 

Guardami! Sono una storia... I due Portaroli di Giacomo Ceruti
 

Da venerdì 10 luglio la Pinacoteca Nazionale di Ferrara inaugura un ciclo di tre eventi espositivi incentrati su tre importanti opere concesse in prestito da musei nazionali italiani. Si tratta di un progetto sviluppato in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara: a un gruppo di studenti selezionati è stato affidato il compito di analizzare tali opere e lasciarsi da esse ispirare, con un approccio più lento e focalizzato rispetto a quello, talora dispersivo e frettoloso, che solitamente pone tutti noi al confronto con vaste collezioni museali, o lunghe serie di opere esposte nelle mostre. Sotto la guida dei propri docenti e del personale delle Gallerie Estensi, per questo primo appuntamento gli studenti hanno elaborato un percorso intorno al primo ospite di questo ciclo, che in questo caso è una celebre coppia di dipinti pendant appartenenti alla Pinacoteca di Brera. Si tratta dei cosiddetti Portaroli dipinti intorno al 1735 da Giacomo Ceruti (Milano, 1698-1767), pittore passato alla storia con il soprannome di “Pitocchetto” per la continua attenzione che rivolse ai “pitocchi”, ai mendicanti, agli interpreti dei mestieri più umili e ingrati che egli poteva osservare nelle città dove visse e lavorò (soprattutto Brescia, con lunghi soggiorni tra Venezia, Padova e Piacenza). Non erano una novità i soggetti pauperistici, su cui da lungo tempo, anche in territorio lombardo, si era sviluppata una tradizione pittorica importante, con autori come il danese italianizzato Monsù Bernardo (Eberhard Keilhau) o il comasco Giuseppe Romani, a lungo attivo anche qui per il territorio estense. E tuttavia la rappresentazione tipica di tali soggetti tendeva a deformarli in senso talora grottesco, stilisticamente aspro o dimesso, relegando tale produzione ai margini dei canoni della pittura alta e ufficiale. Nelle opere di Ceruti invece questi soggetti assunsero una statura pari a quella dei consueti protagonisti del genere ritrattistico, come aristocratici, uomini illustri o condottieri. Il risultato è uno sguardo inedito che pone tanti interrogativi: sempre in bilico tra la sincera empatia con gli individui ritratti, l’intenzione di riscattarne la condizione sociale, e al tempo stesso l’inevitabile trasfigurazione lirica che rende conto del punto di vista privilegiato dell’artista e della società agiata per cui egli lavora. Si sollevano così questioni scomode con cui siamo chiamati a misurarci ogni volta che le arti visive affrontano simili temi: che sia attraverso due anonimi “portaroli” del Settecento, o gli altrettanto anonimi protagonisti di un odierno reportage fotografico di successo.

 

In piena emergenza sanitaria la macchina organizzativa del progetto Guardami! sono una storia… si è messa in moto, lentamente ma con grande determinazione. Affidare la curatela di una mostra dossier ad un gruppo di giovani studentesse dell’Università di Ferrara era già di per sé un disegno ambizioso, ma condurlo a distanza sembrava davvero difficile. Tuttavia, lo spirito di abnegazione e la passione che anima chi per la prima volta si affaccia ad un mondo nuovo hanno avuto la meglio. Le nove ragazze, casualmente tutte femmine, iscritte o già laureate per la maggior parte presso l’Ateneo ferrarese, hanno aderito al progetto di un workshop promosso dal laboratorio DiDiArt del Dipartimento di Studi Umanistici in collaborazione con le Gallerie Estensi per imparare sul campo, dopo averlo studiato nelle aule universitarie, come nasce e si realizza una mostra. La coordinazione è stata affidata in maniera congiunta ad alcuni docenti di Unife e ai funzionari e curatori delle Gallerie per permettere a ciascuno secondo le proprie competenze di seguire le giovani nelle diverse fasi del lavoro. Naturalmente è stato doveroso dapprima spiegare loro in maniera accurata il progetto, evidenziando l’esigenza professionale di rispondere a quella rosa variegata di necessità operative che sostengono l’impalcatura di una mostra, benchè di piccole dimensioni. La fase della conoscenza e della ricerca ha coinciso con l’avvio dei lavori. Una serie di videolezioni iniziali ha permesso di apprendere e discutere, insieme ad alcuni docenti e conservatori, in merito ai contenuti scientifici via via sempre più nello specifico per giungere alla profonda comprensione delle opere sulla quali le studentesse avrebbero lavorato. Giacomo Ceruti, la sua produzione, il contesto culturale della Lombardia del Settecento, la storia collezionistica dei dipinti sono stati i temi su cui soffermare l’attenzione in maniera propedeutica. Da quel momento le inclinazioni personali delle ragazze hanno potuto trovar modo di esprimersi liberamente: chi si è dedicata alla trasmissione dei contenuti, chi ha voluto curare la grafica e l’allestimento, chi invece ha preferito occuparsi della comunicazione della mostra attraverso diversi canali, soprattutto i social. Ecco dunque che il lavoro si è organizzato a gruppi, pur sempre in stretto contatto fra loro e con i coordinatori, ma seguendo mansioni diverse. Dopo che Giulia Bizzarri, Ilaria Esposito, Giulia Mozzini, Daniela Maria Lisca e Tea Venturi hanno delineato l’idea dei pannelli espositivi e ne hanno precisato i contenuti, Giulia Bizzarri e Giulia Mozzini si sono occupate di renderla graficamente apprezzabile confrontandosi inesorabilmente con il problema della lontananza dal Museo ma avvalendosi del supporto costante dell’architetto Silvia Gaiba. L’ulteriore esigenza di tradurre in inglese i materiali allestitivi ha portato alla partecipazione di Izabela Mai, iscritta al tirocinio del progetto Erasmus Plus. Contemporaneamente Elisa Giuliani, Isabella Gallo, Olga Osipova, Camilla Denti, insieme al personale addetto alla Comunicazione delle Gallerie, hanno pianificato un efficace piano di lancio della Mostra attraverso i social ed effettuato alcune riprese utili a montare un video finale, anch’esso parte integrate dell’allestimento della mostra. L’apporto ricevuto da grandi specialisti del settore ed esperti di Ceruti come il professor Francesco Frangi, la dottoressa Martina Bagnoli, la dottoressa Isabella Marelli e l’architetto Carla di Francesco hanno completato il percorso. Di certo una prova di grande sinergia e partecipazione per far rivivere in modo nuovo il Museo.

 

Federico Fischetti

Cecilia Vicentini

 

Ceruti Portarolo seduto con cesta a tracolla uova e pollame 2000 PX2

 

Pitocchetto (Giacomo Ceruti) - Portarolo seduto con cesta a tracolla uova e pollame

olio su tela - 1735 circa

Milano, Pinacoteca di Brera

 

Ceruti Portarolo seduto su una cesta 2000 PX

 

Pitocchetto (Giacomo Ceruti) - Portarolo seduto su una cesta

olio su tela - 1735 circa

Milano, Pinacoteca di Brera

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