Nuove acquisizioni: le Storie della Passione di Giovan Francesco Maineri

B028 19 Copia 2

 

Giovan Francesco Maineri (attribuito a)

 Attivo tra il 1489 e il 1506 a Ferrara e Mantova

 Storie della Passione (Andata al Calvario; Crocifissione; Compianto su Cristo morto)

1491-95 ca.

Olio su tavola, cm 22,5 x 10 ciascun pannello

Acquistato dallo Stato sul mercato antiquario per la Galleria Estense di Modena nel 2019 (inv. 18531)

Esposto presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara

 

 

Un recentissimo acquisto dello Stato per le Gallerie Estensi consente ai visitatori della Pinacoteca Nazionale di Ferrara – nuovamente aperta al pubblico dal 2 giugno – di ammirare un’opera unica nel suo genere: un trittico che le ridotte dimensioni e la squisita fattura rendono un raro e prezioso oggetto di devozione, certo destinato a un committente estremamente esigente. Tutto in queste tre piccole tavole riconduce alla Ferrara estense di fine Quattrocento, pervasa dalla religiosità compassionevole del duca Ercole I e della moglie Eleonora d’Aragona e stilisticamente dominata dalla personalità di Ercole de’ Roberti, tornato a Ferrara da Bologna in qualità di pittore di corte nel 1486.

Gli appassionati di arte ferrarese non faticheranno a trovare corrispondenze formali fra le tre tavole del trittico e le opere dell’ultimo grande maestro dell’Officina quattrocentesca. La Crocefissione con il Cristo affiancato dai due ladroni drammaticamente atteggiati sui legni posti in prospettiva richiama probabilmente l’affresco dipinto da Ercole nella distrutta cappella Garganelli in San Pietro a Bologna, opera sulla quale si formò un’intera generazione di artisti emiliani e il cui schema compositivo è riproposto in quegli stessi anni dal modenese Francesco Bianchi Ferrari in modo presumibilmente più fedele al modello nell’affollata e monumentale Pala delle Tre Croci della Galleria Estense.

L’anta raffigurante l’Andata al Calvario conserva un ricordo della predella dipinta dal Roberti per la chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna, ora a Dresda, nelle diagonali dinamiche delle croci, delle alabarde e dei corpi degli sgherri che trascinano crudelmente Cristo. Un simile interesse, assai diffuso fra gli artisti ferraresi, per le iconografie di origine nordica si ritrova nella scena del Compianto, raccolta attorno alla figura della madre che tiene sulle ginocchia il figlio baciandogli le ferite, come nei Vesperbilder tedeschi, già presi a modello da Cosmè Tura nella sua Pietà al Museo Correr di Venezia .

Il visitatore della Pinacoteca potrà poi istituire un confronto altrettanto significativo, seppure questa volta per contrasto, con le scene della Passione raffigurate dal cosiddetto “Vicino da Ferrara”, in anni non molto distanti da quelli del piccolo trittico, nel paliotto già Strozzi Sacrati, esposto nella medesima sala, che nella scelta dei modelli iconografici e nella nitida impaginazione prospettica delle scene, rischiarate da una luce priva di qualsiasi variazione atmosferica, mostra di appartenere a una stagione artistica precedente.

In un suo recente e approfondito studio sull’opera Andrea De Marchi ha infatti proposto di riconoscere nel trittico un’opera d’esordio di Giovan Francesco Maineri, pittore nato a Parma ma documentato alla corte di Ferrara già nel 1489. La collocazione del trittico fra le prime prove dall’artista renderebbe ragione da un lato delle molte affinità con i dipinti giovanili di artisti coetanei di Maineri, come lui dediti sia alla pittura che alla miniatura, quali Giovan Battista Cavalletto, Francesco Marmitta e Lorenzo Costa, dall’altro delle significative differenze con le opere più note dipinte dallo stesso artista nella maturità, caratterizzate da un insistito gusto calligrafico per i più minuziosi particolari decorativi e dalla ripetizione con minime varianti di fortunate composizioni raffiguranti la Madonna col Bambino, il Cristo portacroce o la Testa del Battista, che avrebbero fatto dell’artista – secondo la definizione di Roberto Longhi nell’Officina ferrarese (1934) – “il più tipico rappresentante” del singolare “estetismo bigotto” caro al duca Ercole I.

Costituisce un unicum nella produzione artistica di Maineri il bellissimo e poetico paesaggio, ricco di particolari minuti felicemente descritti e nello stesso tempo ispirato ai distesi sfondi naturali di Giovanni Bellini, che raccorda spazialmente fra loro i tre momenti della storia sacra e ne suggerisce la successione temporale assumendo i colori del crepuscolo nella struggente scena del Compianto.

 

Marcello Toffanello

 

5.1 mpx

 

Giovan Francesco Maineri (attribuito a)

Storie della Passione (Andata al Calvario; Crocifissione; Compianto su Cristo morto)

1491-95 ca.

Olio su tavola

Ferrara, Pinacoteca Nazionale

 

B031 19 Copia

 

Dettaglio del paesaggio

 

B030 19 Copia

 

Dettaglio del Compianto

 

 

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