Giovanni Antonio Cybei

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La Galleria Estense prosegue nel ciclo di mostre dossier con un inedito focus sullo scultore Giovanni Antonio Cybei (Carrara, 1706-1784). Per la prima volta è riunito il nucleo di opere modenesi di questo grande artista di formazione toscana e romana, che percorse una lunga carriera lavorando per l’alta committenza italiana e per le corti di Europa e di Russia.

L’opera di Cybei apparve a Modena nel tardo Settecento, un’epoca in cui la tradizione della scultura nel ducato estense si era indebolita fino a far dimenticare un passato dai grandi protagonisti, le cui opere oggi ammiriamo nelle sale della Galleria: dall’Antico ad Antonio Lombardo, da Mazzoni a Begarelli, dal Clemente a Bernini. Fu con slancio eccezionale, dunque, che nel 1772 il Comune decise di dedicare una statua equestre al duca Francesco III d’Este, affidando l’impresa a Cybei che all’epoca era al culmine della sua attività di scultore e dirigeva l’Accademia di Belle Arti di Carrara.

La scelta dell’artista dipese in gran parte dal legame dinastico combinatosi con il matrimonio del figlio ed erede del duca, Ercole Rinaldo, con Maria Teresa Cybo Malaspina, a sua volta erede del ducato di Massa e principessa di Carrara. Di fatto Modena aveva acquisito uno sbocco sul Mar Tirreno aprendosi a nuove prospettive, non solo politiche ma anche in campo artistico. Carrara infatti era il centro dell’attività estrattiva del pregiato marmo delle Alpi Apuane, intorno a cui da sempre fiorivano le attività di scalpellini, scultori e mercanti.

Cybei fu tra i maggiori esponenti della scuola carrarese. Si formò con Giovanni Baratta divenendone collaboratore insostituibile, e interpretò un linguaggio comune a tanti scultori della sua generazione fortemente legati all’eredità seicentesca. I suoi committenti – che fossero religiosi, istituzioni o privati – si riconoscevano in un’arte celebrativa e tradizionale, che moderasse però l’enfasi drammatica del barocco puntando a formule più sintetiche e aggraziate. Un linguaggio versatile, moderno, che garantì fortuna a Cybei quale interprete conclusivo di una stagione ormai prossima a cedere il passo alla nuova estetica del Neoclassicismo.

Ricevuto un ritratto del duca, Cybei si mise al lavoro elaborando idee maturate anche in gioventù, quando fu per diversi anni assistente dello scultore Agostino Cornacchini partecipando alla realizzazione del monumento equestre di Carlo Magno per la Basilica di San Pietro a Roma. Infine il colosso in marmo, diviso in tre parti, fu spedito per nave e dopo un lungo viaggio intorno alla penisola giunse a Venezia, finché risalendo il Po e quindi il Panaro raggiunse i canali modenesi fino alla darsena ducale. Nel frattempo era stata scelta la sua sede definitiva in piazza Sant’Agostino, dove fu messo in opera e rifinito da Cybei e dai suoi collaboratori sopra un basamento ornato da epigrafi composte dal bibliotecario Girolamo Tiraboschi, che celebravano le imprese e le riforme del duca Francesco III. L’inaugurazione, domenica 24 aprile 1774, fu spettacolare e comprese un palio a cavallo, un trionfo romano in costume, il centro cittadino illuminato da migliaia di torce e un gran ballo serale in teatro. Ma al di là della retorica del favoloso monumento, non c’erano ragioni profonde per festeggiare: e quel giorno il grande assente fu proprio il duca, che viveva ormai lontano da Modena, tra Milano e Varese, assistendo impotente all’irrilevanza del ducato estense negli equilibri politici, e alla sua inesorabile trasformazione in una sorta di provincia dell’Impero austriaco. E vent’anni dopo il capolavoro di Cybei fu distrutto, come simbolo dell’Ancien Régime da sacrificare agli ideali rivoluzionari provenienti dalla Francia.

A Modena Cybei lasciò altre opere, che consentono di apprezzarne lo stile e la qualità, ben più che i lacerti e le memorie del monumento perduto. Si tratta dei meravigliosi busti in marmo di Carlo Sigonio e Ludovico Antonio Muratori commissionati per decorare la Biblioteca Estense. Per la prima volta i busti, restaurati, sono oggi offerti alla visione ravvicinata, affiancati dai loro squisiti modelli in terracotta approntati da Cybei sulla base di ritratti in pittura e disegno dei due illustri modenesi. Opere di qualità esaltante, che consentono di riaprire gli occhi sull’ultima grande impresa artistica della lunga storia estense. 

 

Federico Fischetti

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