L'angelo custode di Carlo Bononi

BONONI dettaglio


 

L’angelo custode di Carlo Bononi

 

Carlo Bononi (Ferrara? 1569/1580? - Ferrara, 1632)

 Angelo custode

 ante 1626, olio su tela 240 x 140 cm

 Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Sala 9

 

 

L’Angelo custode del Bononi, delineato asimmetricamente sulla tela, un capolavoro assoluto dell’autore, tocca, con garbo e grazia, un tema intrigantissimo. È un giovane di una bellezza assoluta, una creatura sensuale discesa dal Paradiso che, nella torsione del corpo, assume una posa eroica, con le ali spiegate e il braccio destro disteso e la mano che indica, nella lontananza del cielo, entro nuvole dorate, la meta della Gerusalemme celeste. L’angelo mostra le glorie divine a un giovane inginocchiato, proteggendolo dalle insidie del demonio. Sullo sfondo un’apertura inusitata di paesaggio dal colore a macchia e dagli accesi contrasti luministici. La nostra attenzione non si sofferma qui sulle ragioni della critica, sulla committenza attribuibile a Sigismondo Carpi, sulla provenienza della Pala dalla chiesa ferrarese di Sant’Andrea dei monaci agostiniani, al rapporto con Guido Reni, alla disinvoltura chiaroscurale della figura che sembra gareggiare con gli esiti del Guercino. È il tema dell’angelo ciò che pone l’autore, un tema su cui si fonda, da sempre, il fascino di questa pala, un tema che emerge dalle religioni bibliche. Perché l’angelo appartiene alla corte dell’Altissimo, ne annuncia la volontà. Perché l’angelo rammenta il messaggero per eccellenza, come Gabriele, o l’angelo difensore, come Michele, oppure l’angelo accompagnatore, come Raffaele. È naturale che, nella resa iconografica, anche le loro fattezze, pur nella comune missione di eterei intermediari tra terra e cielo, si diversifichino. Come nel caso che osserviamo dell’angelo custode, rappresentato come un giovane alato che indossa uno svolazzante mantello. Ci sono pure raffigurazioni più abituali, in cui le prerogative di bellezza, purezza e bontà appaiono legate alla devozione più frequente: figure angeliche semplificate in aggraziate teste di putto, incastonate in alucce, o angeliche presenze a far da corona alla Vergine, la Regina degli angeli. Vale la pena di ricordare che nella nascita dell’iconografia angelica si possono riconoscere, sostanzialmente, due fasi: fino alla fine del IV secolo le creature angeliche erano aptere e solo in seguito furono loro aggiunte le ali. Fu il concilio niceno II ad attribuire a tali creature un’identità di esseri luminosi e celesti, identità, tuttavia, che determinò, oltre all’aggiunta delle ali, la nascita di un altro motivo iconografico: quello dell’angelo il cui «corpo» emerge da una nuvola o addirittura composto della stessa materia delle nuvole. Il successo di tale iconografia dell’angelo-nuvola è davanti ai nostri occhi: in alto a sinistra del riguardante, negli angeli musicanti mimetizzati nella luce dorata. Annunciazioni e martirii di santi, natività e assunzioni, crocifissioni e risurrezioni sono accompagnate costantemente da angeli che gli artisti amarono inserire nelle più diverse e personali interpretazioni.

 

Gianfranco Ferlisi

 

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Carlo Bononi

Angelo custode

ante 1626, olio su tela 240 x 140 cm

Pinacoteca Nazionale di Ferrara

 

 

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