Le nozze di Cana

Ippolito Scarsella, detto Scarsellino

Ferrara, 1550 ca. – 1620

Olio su tela, cm 283 x 604

Inv. 142

Pinacoteca Nazionale, Ferrara

Nelle Vite dei pittori ferraresi  di Girolamo Baruffaldi pubblicate nell’Ottocento, si legge che Scarsellino rimase per più di due anni chiuso nel monastero di San Benedetto per sfuggire a una condanna dovuta a una falsa accusa subita. Lì l’artista avrebbe prodotto molte opere per i monaci, fra cui questa enorme tela destinata al refettorio. Databile agli ultimi anni del Cinquecento, l’opera ha le sue fonti di ispirazione nei grandi teleri di scuola veneta e nella produzione di Paolo Veronese. A quelle atmosfere rischiarate e ariose sostituisce però un interesse per gli episodi narrativi della composizione, resi con ombre marcate e un gusto per i dettagli che frammenta la composizione in una sequenza di vivaci episodi. Trasferita in un secondo tempo nella chiesa di San Cristoforo alla Certosa, l’opera risulta già in Pinacoteca nel 1846.