Sarcofago di Flavius Vitalis e Bruttia Aureliana

Terzo quarto III secolo d.C. (260-270 d.C.); reimpiego e rilavorazione metà IV secolo d.C.

Marmo (Marmara), cm 197 x 221 x 119

Inv. 7164

Museo Lapidario Estense, Modena

Il monumento fu ritrovato nel 1353-56 durante gli scavi per la costruzione delle mura urbane, presso porta Cittanova (odierno Largo Sant’Agostino), sito che in età romana era occupato da zone funerarie lungo la via Aemilia a ovest di Mutina. Esposto presso il Duomo, rivestì una particolare valenza politica per il ruolo di prestigio e memoria storica che gli fu attribuito. Il nome Bruttia citato nell’estesa epigrafe sul fronte, “nobilissima” consorte di Flavius Vitalis, il secondo committente del monumento, venne riferito al cesaricida Brutus, confuso con un altro congiurato, Decimo Bruto, morto durante la guerra di Mutina contro Ottaviano. Per tale ragione il sarcofago, ritenuto la tomba di Bruto, divenne simbolo per la città delle lotte contro la tirannide, negli anni in cui Modena era minacciata dalle mire espansionistiche di Giovanni Visconti.